Tre sguardi un solo pianeta, la sintesi

Locandina della conferenza Tre sguardi, un solo pianeta: filosofia, scienza e innovazione, con Antonio Giorgini, Sveva Corrado, Susanna Di Vincenzo e Giuseppe Gagliano.

Tre sguardi un solo pianeta

Scienza, filosofia e innovazione in dialogo per ripensare il rapporto tra essere umano e natura

Come affrontare la crisi ecologica e costruire un futuro capace di rispettare gli equilibri della Terra? Questa domanda ha guidato la conferenza Tre sguardi, un solo pianeta, organizzata da Progetto Radici APS il 24 ottobre al centro culturale Moby Dick di Roma. Un confronto tra la geologa Sveva Corrado, professoressa dell’Università Roma Tre, l’imprenditrice e autrice Susanna Di Vincenzo e l’ecosofista Antonio Giorgini, presidente dell’associazione, con la moderazione di Giuseppe Gagliano.

Al centro dell’incontro, la necessità di mettere in relazione conoscenza scientifica, riflessione filosofica e capacità di innovare. Il cambiamento climatico, il consumo delle risorse e la perdita di biodiversità richiedono infatti strumenti diversi e una domanda condivisa: quale idea di progresso vogliamo perseguire?

Il contributo di Sveva Corrado parte dai tempi della Terra. La geologia ci invita a confrontarci con il “tempo profondo”, una dimensione lontanissima dall’esperienza quotidiana, indispensabile per comprendere i processi del pianeta. Cicli, trasformazioni e nuovi equilibri seguono ritmi che spesso non coincidono con quelli delle attività umane. Il fatto che il clima sia cambiato anche in passato, osserva Corrado, non ridimensiona il problema attuale: la causa antropica e la rapidità delle trasformazioni sono elementi decisivi per comprenderne la portata.

Questa prospettiva aiuta anche a guardare con maggiore consapevolezza alla transizione energetica. Le tecnologie necessarie per ridurre le emissioni richiedono materie prime, energia, lavorazioni e infrastrutture. Valutarne gli effetti significa considerare l’intero percorso produttivo, insieme ai costi ambientali e sociali. Significa anche interrogarsi sull’equità: il fabbisogno energetico e la possibilità di sostenere la transizione variano profondamente tra persone e Paesi.

Sul rapporto tra strumenti tecnologici e risultati concreti si concentra Susanna Di Vincenzo. La riduzione delle emissioni resta la priorità; la rimozione della CO₂ può affiancarla per affrontare le emissioni residue e parte del carbonio già accumulato nell’atmosfera. Progetti forestali, biochar e altre soluzioni ambientali devono però essere valutati attraverso dati, tracciabilità e verifiche nel tempo.

La sostenibilità, in questa prospettiva, richiede prove. Piantare alberi comporta seguirne lo sviluppo e la permanenza, comprendendone la relazione con il territorio. Valutare una tecnologia significa confrontarne benefici e costi lungo tutto il ciclo di vita. Sensori, osservazioni satellitari e rilievi sul campo possono rendere più trasparenti i risultati, purché siano al servizio di progetti solidi.

Misurare apre anche una questione culturale: come riconoscere il valore della natura senza ridurlo a un prezzo? Una foresta custodisce biodiversità, protegge il suolo, contribuisce al ciclo dell’acqua ed è parte del paesaggio e dell’identità di una comunità. Rendere visibili alcune di queste funzioni può migliorare le decisioni economiche, ma nessun indicatore ne esaurisce il valore.

Antonio Giorgini porta il confronto alle radici del rapporto tra essere umano e ambiente. L’ecosofia propone di ricomporre conoscenza ecologica e ricerca della saggezza, riconoscendo l’essere umano come parte della natura. Da questa appartenenza deriva una responsabilità che riguarda le scelte collettive e i comportamenti quotidiani.

Il concetto di limite assume così un significato concreto. Imparare a distinguere i bisogni dai desideri alimentati dall’abitudine o dalla competizione può restituire libertà alle nostre scelte. Una riflessione che deve tenere conto delle disuguaglianze: chi è privo del necessario ha bisogno di migliorare le proprie condizioni, mentre chi dispone del superfluo può interrogarsi sul senso dell’accumulo.

I tre percorsi si incontrano nella domanda sul progresso. L’aumento della produzione, dei consumi e delle capacità tecnologiche descrive solo una parte dello sviluppo di una società. Salute, conoscenza, qualità delle relazioni, libertà e tutela degli ecosistemi sono altrettanto essenziali. Per Giorgini, il progresso esteriore richiede una crescita interiore: maggiore consapevolezza delle proprie motivazioni, capacità di ascoltare e coerenza tra ciò che si comprende e ciò che si fa.

Resta la difficoltà di trasformare la conoscenza in azione. Di Vincenzo richiama il peso di abitudini, appartenenze e interessi: conoscere un problema non conduce automaticamente a cambiare comportamento. Servono anche condizioni sociali, istituzioni e reti che rendano il cambiamento possibile e condiviso.

Da qui il valore della partecipazione. Studiare, sviluppare senso critico, chiedere trasparenza, cooperare e prendersi cura del territorio sono strumenti attraverso cui le persone possono contribuire a scelte più ampie. Le iniziative locali si collegano così alle politiche necessarie su scala nazionale e internazionale.

È in questo spazio che si colloca l’impegno di Progetto Radici: mettere in relazione cultura, ecosofia e volontariato, offrendo occasioni per conoscere il territorio, confrontarsi e agire insieme. Il filo che unisce i tre sguardi è la possibilità di trasformare una comprensione più profonda del pianeta in responsabilità e partecipazione. Una prospettiva nella quale il futuro della Terra riguarda anche la qualità delle comunità che sappiamo costruire.

 

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